Martedì 26 marzo 2019

Alexander Lonquich pianoforte
da Carl Philipp Emanuel Bach a Janacek


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Programma:

Stravinsky, Circus Polka: per un giovane elefante
Beethoven, Praeludium
Adorno, Adagietto. Hommage à Bizet
Milhaud, Corcovado
Tchaikovsky, Valse à cinq temps
Stravinsky, Etude op. 7 n. 4
Janáček, Malostranský palác
Reger, Humoreske op. 20 n. 5
Schumann, Präludium
Wolpe, Tango
Bruckner, Erinnerung
Grieg, Suono di campane
Rachmaninov, Prelude op. 23 n. 7
Scriabin, Etude op. 42 n. 5
Wolpe, Stehende Musik
C. Ph. E. Bach, Abschied von meinem Silbermannischen Claviere in einem Rondo
Schumann, Albumblatt
Janáček, L’anello d’oro

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Beethoven, Variazioni in do magg. su un valzer di Diabelli per pianoforte op. 120


 “Le seduzioni che ispirano oggi il potenziale fruitore ad accostarsi alla cosiddetta musica classica sono il risultato di un profondo cambiamento. Di tutti noi, con poche eccezioni, si è impossessata una modalità d’ascolto volatile, a spizzichi e bocconi, ma l’interprete sul palcoscenico può mantenere in vita lo svolgersi di opere di ampio respiro, come accadrà nella seconda parte del concerto dell’11 marzo con l’avventuroso ma ben stabilito percorso che ci fanno fare le Variazioni su un tema di Diabelli di Beethoven. Ma allo stesso tempo, malgrado la mutevolezza delle esigenze del momento che ci è ormai abituale, credo siamo in grado di connettere tra universi apparentemente inconciliabili più che nel passato, ammesso di non rinunciare completamente a una certa autodisciplina, comunque necessaria a un più completo godimento estetico. Una vera e propria ricerca per scovare in chi suona e in chi ascolta l’adesione ad un ordine mentale sorprendentemente sotterraneo, dove l’abbinamento di opere ritenute di primo acchito incompatibili ci permette un tipo di associazioni inedite, esattamente come siamo già abituati a fare sul web, in più qui però cercando in ciò che ci viene proposto una logica, un filo segreto.

Scegliendo i pezzi da abbinare nella prima parte mi sono lasciato inizialmente guidare da un idea semplice: cosa vorrei suonare una volta finito il brano precedente? Sviluppando la mia “playlist” personale scopro così delle contrapposizioni dialettiche e delle affinità, nascoste al primo sguardo, ma forse in grado di emergere oltre la superficie.

Potremmo così tenere vigile la nostra mente nella consapevolezza che tutti questi tasselli fanno parte di una rete fantasmatica che nutre la continua personale rielaborazione della comune memoria musicale storica”.

(Alexander Lonquich)

 


Biografia

Nel 1977 Alexander Lonquich ha vinto il Primo Premio al Concorso Casagrande dedicato a Schubert. Da allora ha tenuto concerti in tutti i principali centri musicali del mondo; la sua attività lo ha visto impegnato con direttori d’orchestra quali Claudio Abbado, Ton Koopman, Emmanuel Krivine, Heinz Holliger e molti altri. Particolare in tal senso è stato il rapporto mantenuto in passato con Sandor Vègh e la Camerata Salzburg, di cui è tuttora regolare ospite. Un importante ruolo lo svolge inoltre la sua attività nell’ambito della musica da camera: Alexander Lonquich, infatti, ha avuto modo di collaborare con artisti del calibro di Nicolas Altstaedt, Vilde Frang, Joshua Bell, Isabelle Faust, Carolin Widmann, Jörg Widmann, per citarne alcuni. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti dalla critica internazionale quali il “Diapason d’Or”, il “Premio Abbiati” (come miglior solista del 2016) e il “Premio Edison” in Olanda. Nel ruolo di direttore-solista, Alexander Lonquich ha collaborato con l’Orchestra da Camera di Mantova, la Royal Philharmonic Orchestra, la Deutsche Kammerphilarmonie, la Mahler Chamber Orchestra, l’Orchestre des Champs Elysées, la Filarmonica della Scala di Milano e l’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI. Si esibisce regolarmente per l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. La stagione 2018/19 prevede per Alexander Lonquich, tra le altre, una serie di recital con Cristina Barbuti, con tappe a Bergamo, Pisa e Trento, una serie di recital solistici (tra cui Ferrara, Milano, Palermo, Ancona e Firenze), progetti da camera con il Quartetto Ebene e con Nicolas Altstaedt, collaborazioni con l’Orchestra Verdi di Milano e l’Orchestra Leonore di Pistoia. Alexander Lonquich è frequente ospite di festival di rilievo internazionale tra i quali Schubertiade, Lockenhaus, Mozartwoche Salzburg in Austria, Beethovenfest Bonn, Ludwigsburger Schlossfestspiele e Sommerliche Musiktage Hitzacker in Germania. Tra gli impegni salienti fuori Italia citiamo collaborazioni con la Stuttgarter Kammerorchester, la Münchener Kammerorchester, la Camerata Salzburg oltre a recital e concerti di musica da camera in numerose sale europee, tra le quali la Philharmonie e la Pier Boulez Saal di Berlino, la Konzerthaus di Vienna, l’Auditorio di Madrid. 

Molto attivo anche in campo discografico, la sua pubblicazione più recente (ottobre 2018) è un doppio CD per l’etichetta Alpha-Outhere intitolato “Schubert 1828” e contenente le Sonate D958, D959 e D960.  

Ai numerosi impegni concertistici, Alexander Lonquich ha affiancato negli anni un intenso lavoro in campo didattico tenendo master-class in Europa, Stati Uniti ed Australia. A partire dal 2014 è Direttore Principale dell’OTO – Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, con la quale si esibisce durante ogni stagione contribuendo alla formazione dei giovani musicisti ed all’ampliamento del repertorio dell’ensemble. Nel 2013 ha creato, assieme alla moglie Cristina Barbuti, ‘Kantoratelier’, un piccolo spazio teatrale dove le materie a lui care – psicologia, musica e teatro – vengono approfondite grazie a laboratori, seminari e concerti.