Martedì 29 gennaio 2019

Noa
“Letters to Bach”
(prima esecuzione in Italia)


L’omaggio all’immenso compositore  da parte di Noa pare più d’una “semplice” sperimentazione dell’età matura d’una cantante che in ventotto anni ha saputo attraversare i cambiamenti musicali, danzandoci con classe e leggerezza ma arrivando sempre a cogliere l’essenza della musica: l’emozione che unisce chi l’ascolta. Ecco, proprio intorno alla capacità d’emozionare sembrano fiorite queste “Lettere” che colgono l’aspetto ironico della vita, senza per questo dimenticarne quello doloroso, dal quale va tratto il coraggio della speranza. Le Lettere a Bach, giocate come uno scherzo fra le trappole delle armonie barocche, sono destinate a lasciare un segno non solo di mero conteggio discografico. Risulta infatti un piacere crescente l’ascolto dell’Invention number 6, che racconta di uno scambio di messaggi Whatsapp col marito, il pediatra Asher Bayar; ancora l’Invention number 13, un numero che dice dell’età di Enea, la figlia mezzana di Noa (Ayehline ha 17 e Yum 8), cui la lettera è ispirata come se fosse proprio Enea, epigone dell’adolescenza nel suo momento più… intenso per un genitore, a rivolgersi a sua madre; due divertissement, magistralmente accompagnati da Gil Dor, chitarrista, già maestro di Noa e sempre accanto a lei nei concerti. Non poteva mancare, tra quelle spedite via pentagramma a J. Sebastian Bach, una “lettera” dedicata alle donne e al loro coraggio (Song for Women). A questo proposito Noa ha rilanciato il suo messaggio di pace come risultato di un’operazione che ha a che fare con la bellezza: «Quando il gioco si fa duro – ha detto poco prima del concerto – i duri cominciano a giocare e come scriveva Dostoevskij, la bellezza salverà il mondo. La musica è la bellezza che unisce le persone richiamandole a uno scopo concreto che è proprio quello di salvare il mondo».


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